Dantedì, giornata nazionale del Sommo Poeta

Dante esce fuori, fuori a riveder le stelle, anche noi usciremo fuori , fuori dalle nostre case e torneremo a rivedere le stelle, le cose belle, gli amici, i nonni, i parenti e tutto quello che ci fa sentire salvi, al sicuro, pronti ad uscire dall’Inferno, solo più forti di prima.

 

 

Il Consiglio dei ministri istituisce la giornata nazionale dedicata al poeta della Divina Commedia nella data in cui, secondo gli studiosi, iniziò il suo viaggio negli inferi. Franceschini: “Dante è l’unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l’idea stessa di Italia”

Cari ragazzi,

ho appreso con gioia di questa iniziativa e noi che siamo dei dantisti , dopo tutto quello che vi ho raccontato per farvi amare Dante, non possiamo non partecipare!

Martedì 25 marzo alle ore 18.00 , dobbiamo TUTTI andare in balcone e recitare i primi versi del I canto dell’Inferno, quelli che abbiamo imparato a memoria l’anno scorso e poi gli ultimi del canto XXXIV. Raccontano dell’evento drammatico che ha sconvolto la vita di un uomo a metà del suo percorso, l’ha portato ad attraversare gli inferi, ricordate quanto dolore e sofferenza patisce, quanto sacrificio e pazienza. Bene, il suo viaggio è una metafora con quello che stiamo vivendo noi in questo momento della nostra vita, ma sapete vero come si chiude l’ultimo canto dell’Inferno?…Dante esce fuori, fuori a riveder le stelle, anche noi usciremo fuori , fuori dalle nostre case e torneremo a rivedere le stelle, le cose belle, gli amici, i nonni, i parenti e tutto quello che ci fa sentire salvi, al sicuro ,pronti ad uscire dall’Inferno, solo più forti di prima.

Vi lascio i versi da ripassare, mettete via la play station, il PC, il telefono, per un’ora…e usate Dante per trascorrere del tempo “ricco” perché nel XXVI canto quando parla con Ulisse, ci ricorda che non siamo nati per abbrutirci solo davanti ad un monitor, ma la vita è fatta anche di altro, di conoscenza e virtù.

Inferno Canto I vv 1-9 

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte

 CANTO XXVI vv.118-123

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.

Li miei compagni fec’io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,

che a pena poscia li avrei ritenuti;

Canto XXXIV vv. 133-138

Lo duca e io per quel cammino ascoso
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
e sanza cura aver d’alcun riposo,

salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch’i’ vidi de le cose belle
che porta ’l ciel, per un pertugio tondo.

 

I docenti dell’IC7 di Modena

#iorestoacasa

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